Una roccia scura tra le morbide colline della media valle del Taro è la sagoma del monte Prinzera, dal profilo originale nel paesaggio della prima montagna parmense. Un rilievo di 736 metri sul crinale che separa il Taro e lo Sporzana, dall'aspetto aspro e selvaggio. Dalla sua sommità lo sguardo può spaziare dalle Alpi al medio e alto Appennino parmense sino alle vette più alte dello spartiacque ligure-emiliano.
L'origine dell'aspetto particolare del Prinzera e del suo conseguente popolamento vegetale e animale sta nella natura ofiolitica delle rocce che lo compongono. Le ofioliti sono frammenti magmatici di crosta oceanica inglobati nella montagna durante l'orogenesi appenninica.
Praterie, rupi e pietraie ospitano specie animali peculiari, cosi come pure i boschi, che Interessano un terzo della superficie della Riserva Naturale.
Nel corso dei secoli, il profilo inconfondibile del monte ha rappresentato anche un riferimento per viandanti più o meno celebri: da Carlo Magno a Ottone I, Federico Barbarossa, fino a Carlo VIII, che vi transitarono coi rispettivi eserciti, pellegrini e soldati durante l'attraversamento dell'Appennino lungo la ben nota via Francigena.
Partendo dall'ampio parcheggio dell'ex Locanda dei Boschi di Bardone, sulla Strada della Cisa all'inizio del territorio del Comune di Terenzo, raggiungeremo la vetta aggirando il Villaggio Prinzera e percorrendo il sentiero degli Zappatori, che ricalca i tracciati scavati tra fine Ottocento e inizio Novecento dal Genio Zappatori del Regio Esercito, che usavano questa zona aspra e rocciosa per l'addestramento militare e opere di viabilità.
Scenderemo poi rapidamente sul versante Nord fino a Case Prinzera e aggireremo il Monte Prinzerotto. Percorso con attenzione un breve tratto di Statale, rientreremo nella Riserva e raggiungeremo un'area pic-nic per il pranzo condiviso.
Dopo un ultimo tratto in salita che ci riporterà sul percorso dell'andata alle pendici occidentali del monte, faremo ritorno alle macchine per il rientro.