DIZIONARIO DEI TERMINI TECNICI

ultimo aggiornamento: 7 giugno 2017

Àbside. Costruzione, spesso facente parte di un edificio più complesso a pianta per lo più Semicircolare, ma anche poligonale, coperta da una calotta semisferica (catino). Già usata presso i Romani, nelle chiese cristiane conclude la navata centrale e talvolta quelle laterali.

Acànto. Erba perenne, tipica dei luoghi ombrosi del Mediterraneo, con grandi foglie a rosetta, oblunghe, e fiori in lunga spiga. Le foglie d’acànto costituiscono un motivo naturalistico adoperato per decorazioni di cornici architettoniche, soprattutto del capitello corinzio, del quale sono l’elemento fondamentale e caratteristico, mentre l’intera pianta, per lo più stilizzata in girali di fantasia, viene riprodotta in rilievo come motivo ornamentale di Superfici.

Ancóna. Immagine sacra, dipinta su tavola o scolpita a bassorilievo, destinata a essere Sovrapposta all’altare, spesso racchiusa entro una caratteristica inquadratura architettonica (nel qual caso è detta anche pala d’altare)

Apòcrifo. Libro, scritto o documento non autentico. In particolare, libri apocrifi, Vangeli apocrifi, Sono quelli che la Chiesa cattolica esclude dal complesso delle Sacre Scritture, in quanto non ne riconosce l’ispirazione divina.

Architrave. Elemento architettonico disposto orizzontalmente al di sopra dei due elementi portanti (piedritti), su cui s’appoggia oppure s’incastra, in modo da chiudere superiormente un vano quadrangolare.

Arco. Struttura architettonica portante, a linea curva, poggiante Su stipiti, pilastri o colonne (piedritti), sui quali scarica il peso della muratura sovrastante . L’arco può variare a seconda della forma, della curva (sèsto), dello spessore, della larghezza e del materiale che lo costituisce (pietra, laterizi, cemento armato, acciaio, legno, etc).

Arco a tutto sèsto (o a pieno centro). Quando la forma della curva dell’arco è semicircolare.

Arenaria. Roccia sedimentaria, formata per almeno il 50% da granuli di sabbia uniti da un cemento che può essere argilloso, calcareo, siliceo o gessoso. Le arenarie sono diffusissime e presenti in terreni di tutte le età; se ne conoscono moltissime varietà tra cui l’arenaria rossa, tipica della Val Gardena, l’arenaria macigno, presente anche nell’Appennino parmense orientale, e la pietra Serena.

Attributo. Nella raffigurazione artistica o letteraria, specialmente di santi, di figure mitologiche e di cose astratte, personificate, l’elemento caratteristico con cui il personaggio o la cosa Sono di Solito rappresentati.

Bassorilievo. Tipo di scultura in cui le figure sono rappresentate su un piano di fondo (di marmo, pietra, bronzo, avorio, ecc), dal quale sporgono con un rilievo ridotto (se la riduzione è molto forte si ha il bassorilievo schiacciato o stiacciato).

Bìfora. Porta o finestra nella quale il vano risulta diviso, sulla fronte esterna, in due luci uguali mediante un elemento centrale, costituito per lo più da una colonnina.

Bugna. Pietra squadrata e sbozzata in modo che la parte centrale risulti sporgente rispetto al piano del bordo di margine. A seconda del modo con cui è scalpellata, la bugna può essere rustica, piana o piatta, a punta di diamante.

Capitello. Elemento architettonico posto fra la colonna e l’architrave o l’arco.

Cimàsa. Cornice sporgente con funzione di coronamento terminale di un edificio o parte di esso, di un elemento architettonico o di un mobile.

Coèvo. Appartenente alla stessa età, alla medesima epoca.

Committente. Chi commette, cioè ordina ad altri l’esecuzione di un lavoro, di una prestazione, per conto proprio.

Concio. Blocco di pietra squadrato utilizzato per costruzioni.

Cùspide. Elemento architettonico a sezione triangolare, posto a coronamento di un edificio o di parte di esso, come finestre, porte, altari o facciate. Per estensione, con cùspide si intende un elemento terminale appuntito, posto alla sommità di una struttura artificiale O naturale.

Doccione. Condotto, consistente in grosse lastre concave, in pietra o marmo, destinato a regolare il getto dell’acqua proveniente direttamente da una sorgente, o dall’acquedotto.

Edicola. Elemento architettonico a forma di tempietto, o di tabernacolo, destinato a servire da Ornamento e protezione a immagini sacre, o a statue.

Eponimo. Divinità, eroe, santo o altro personaggio che dà il nome ad una città, a un popolo, a una famiglia e ne diviene il protettore. Per estensione, nell’uso moderno, il santo di cui una persona porta il nome.

Facciata a capanna. Parete frontale di un edificio sacro che segue, nel profilo superiore, la forma della navata maggiore.

Facciata a salienti. Parte frontale di un edificio sacro che accompagna, nel profilo superiore, le differenti altezze delle navate.

Fastigio. Parte più alta del coronamento di un organismo architettonico, sia questo il complesso di un edificio o un elemento di esso.

Frontone. Coronamento architettonico triangolare, originato dalla forma costruttiva della testata del tetto a due spioventi. Come coronamento di edifici, dall’epoca romana in poi, alla configurazione triangolare originaria possono sostituirsi altre forme, come il frontone curvo, il frontone spezzato, o il frontone gotico, dal notevole Sviluppo verticale. In dimensioni ridotte, il frontone può costituire motivo ornamentale sovrapposto a porte e finestre.

Gola. In architettura, modanatura il cui profilo è costituito da una linea curva formata da due archi di cerchio inversi : si dice dritta se presenta una concavità superiore e una convessità

inferiore, rovescia nel caso opposto.

Ieràtico. Si dice di cosa (soprattutto di atto, aspetto, gesto, parola) improntata ad una gravità Solenne, ad una compostezza sacerdotale.

Lesena. Porzione di pilastro poco sporgente dalla parete, con funzione esclusivamente decorativa. Quasi sempre completa di base e di capitello, è talvolta decorato a bassorilievo.

Loggia. Edificio o parte di esso (in questo secondo caso più comune loggiato) comunicante direttamente con l’esterno su uno o più lati.

Loggiato

Loggiato. Organismo architettonico di forma analoga alla loggia, adottato con funzione ornamentale di coronamento, o come mezzo di collegamento o disimpegno fra gli ambienti di un edificio e simili.

Maestà: “La cospicua presenza nell’appennino parmense di maestà (da Divinae Maiestatis Sacratum, con cui si era soliti, fin dalle origini del Cristianesimo, indicare la costruzione dedicata a Dio) affonda le sue radici nell’antica consuetudine cristiana di porre le strade e chi le percorresse, i campi, i villaggi, le case, sotto la protezione di qualche deità. Le maestà, oltre che esprimere, almeno in queste valli, uno dei momenti più alti e sentiti della religiosità popolare, costiutiscono l’ultima forma di consacrazione del territorio, attraverso la devozionalità cristiana, contro le forze ritenute avverse. Con il rinnovamento edilizio che investe, in quest’area appenninica, l’edilizia civile fra il XVI e il XVII secc., le immagini devozionali, ospitate in tabernacoli e edicole appositamente edificati, si moltiplicano e vengono poste sulle porte delle case, delle stalle, dei seccatoi (dove, oltre che ad indicare la pietà dei committenti, potevano servire come marchio di proprietà e come segno di discreta agiatezza), ai crocicchi delle strade, nei luoghi eminenti del paesaggio naturale, nei campi lavorati, all’imbocco dei ponti, a costituire precisi punti di riferimento nella viabilità antica, di cui ancora oggi resta traccia nei toptonimi locali. A seconda della loro destinazione e collocazione originaria, le maestà … si distinguono in tre precise categorie: 1) maestà delle abitazioni; 2) maestà delle strade; 3) maestà delle fonti. Al rapporto utilitario col Sacro si affianca un atteggiamento disinteressato, di cui costituiscono testimonianza privilegiata i numerosissimi tabernacoli dedicati alla Madonna sotto molteplici titoli, alcuni dei quali esprimono un arcaico senso di solidarietà uomo/ natura (Cfr.: B. V. della Neve; B. V. dei Quercioli), e le cui epigrafi esprimono spesso un monito domestico e affettuoso (come recita il motto, frequentissimo, “A nessuno grave sia/ dir passando/ AVE MARIA”). Accanto alla Madonna troviamo rappresentato tutto un calendario liturgico contadino, fatto di santi “specialisti”, protettori di particolari settori della vita e del lavoro: per lo più maschi, come si confà ad una cultura contadina, sono santi terapeuti e taumaturghi o, comunque, attenti alla salute ed ai bisogni di un piccolo mondo di pastori e contadini: S. Antonio da Padova, il santo del pane, sempre il più effigiato (solo o associato con altri); S. Antonio Abate, protettore degli animali da cortile ed invocato contro l'”herpes zoster”, la peste, lo scorbuto e l’afta epizootica; S. Rocco, protettore degli spaccapietre, misero mestiere tanto diffuso in questi monti, invocato contro la silicosi e la peste; e poi S. Francesco d’Assisi, S. Giuseppe e S. Lorenzo martire. Numerose, comunque, anche le maestà raffiguranti i santi cari ad un universo devozionale popolare per le leggende fiorite intorno alla loro “Passio”: Barbara, Caterina da Siena, Fabiano e Sebastiano, Emidio, Genesio, Valentino. Le maestà sono frutto dell’opera oscura, paziente (e non di rado elevata) di ignoti scalpellini lunigianesi che, a piedi o a dorso di mulo, giungevano alle Corti di Monchio attraverso i difficili passi del confine, recando formelle già predisposte, o da scolpire ex-novo, a seconda delle esigenze dei committenti. Ospitate dalle famiglie di più agiata condizione, queste maestranze si accontentavano del solo vitto e alloggio e, probabilmente, si adattavano a svolgere durante la loro permanenza altri lavori di scalpello, utilizzando la cosiddetta “arenaria macigno” (a grana grossa ed elevato tenore siliceo, di non facile lavorazione) che si trovava abbondante nella “Cava di Piagnola” a circa tre miglia SUD/ OVEST di Rigoso, ricordata dal Boccia nel suo viaggio, compiuto nel 1804 “ai monti di Parma” (Boccia A., “Viaggio ai monti di Parma”, in Quaderni parmigiani, 1970, n. 2, p. 36). Alcune, fra le più antiche maestà, raggiungono effetti ragguardevoli, considerata la povertà del materiale e della committenza, ma tutte, dalle più antiche alle più recenti ricalcano uno schema compositivo fisso e pressocchè invariato, frutto presumibilmente di una tradizione artistica già consolidata. Le formelle sono, a larga maggioranza, anonime, sebbene vi appaia spesso evidente la volontà, da parte dell’ignoto marmorino, di caratterizzazione personale dell’opera, ad esempio attraverso un uso insolito o poco ortodosso delle abbreviazioni paleografiche, o mercè l’inserimento di minuscole insegne araldiche, alludenti alla committenza locale”. (testo di Anna Mavilla)

Mediato. Non acquisito direttamente da testi, fonti o fatti, ma dipendente o condizionato da elementi interposti.

Modanatura. Listello sagomato in una cornice. A seconda del tipo di sagomatura, se rettilinea o curvilinea, la modanatura può essere costituita da superfici piane a spigoli vivi, o da Superfici

Modiglione. Ognuna delle mensole che sostengono il coronamento di un’edicola: hanno la sagoma di un gola diritta, e la decorazione consiste di solito in una foglia d’acànto sulla fronte e in doppie volute laterali.

Munificenza. L’azione munifica con la quale si dimostra grande generosità.

Oculo. Piccola apertura o finestra di forma circolare praticata in una parete o nella copertura di un edificio.

Pala (o pala d’altare). Tavola o tela rettangolare sulla quale è dipinta un’immagine sacra, spesso racchiusa dentro una caratteristica inquadratura architettonica: può anche essere costituita da una lastra di pietra o di marmo scolpita, o da una lastra di metallo lavorata a sbalzo, a cesello, etc…E posta verticalmente sul piano dell’altare, nel mezzo, dietro il tabernacolo, e viene detta anche ancona.

Pinnàcolo. Elemento a punta posto alla sommità di edifici o di più piccoli organismi architettonici, dei quali costituisce il coronamento e il motivo ornamentale.

Plìnto. Nell’architettura classica, basso parallepipedo di pianta quadrata che sostiene la base della colonna. Per estensione, base o piedistallo di una statua.

Presbitèrio. Parte delle chiesa riservata al clero, situata in fondo alla navata centrale e conclusa dall’àbside.

Pròtome. Elemento decorativo molto diffuso nell’arte antica, costituito dalla testa (talvolta anche con parte del busto) di una figura umana o di un animale o fantastica.

Spiovente. Qualsiasi superficie inclinata facente parte della copertura di un edificio. In particolare, la parte di una copertura costituita da una struttura piana inclinata (che, nei tetti, è detta falda).

Sùbbia. Arnese di acciaio in forma di scalpello a punta piramidale o a punta conica, adoperato dallo scalpellino per sgrossare le pietre, distaccandone Scaglie abbastanza Voluminose.

Tamburo. Nelle coperture a cupola, struttura verticale su cui si imposta la calotta, con funzione di collegamento tra questa e l’edificio sottostante, del quale Segue la forma: cilindrica O poligonle, spesso traforata da oculi e finestre, difficilmente realizzabili nella superficie sferica della calotta.

Toro. Modanatura convessa, dal profilo semicircolare, di spessore variabile, posta generalmente alla base di una colonna.

Volta. Nelle costruzioni, struttura di copertura che può avere forme diverse, ma in ogni caso è caratterizzata dalla curvatura delle sue superfici e dalla limitata entità del suo spessore rispetto alle dimensioni dell’area che la struttura stessa ricopre. Può variare a Seconda delle caratteristiche strutturali.

Volta a botte. Volta derivata direttamente dall’arco del quale ha le stesse caratteristiche strutturali.

Volta a crociera. Volta costituita dall’intersezione di due volte a botte, impostata su un vano quadrangolare e caratterizzata da quattro archi Sui lati del perimetro.

Volta a vela. Porzione di superficie sferica impostata su un vano poligonale e delimitata dai piani verticali che definiscono il locale sottostante.